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Fotografia tra arte e testimonianza
Inserito il 15 novembre 2005 alle 23:03:59 admin.

Fotografia tra arte e testimonianza

Letizia Battaglia

Fotografia tra arte e testimonianza

La vita scorre davanti a noi in un flusso ininterrotto. Fissarne un frammento in un'immagine ci dà la possibilità di fermare il tempo e osservare quello che è avvenuto in un certo qui ed ora. Scrive il celebre fotografo Henry Cartier Bresson: "Di tutti i mezzi di espressione la fotografia è il solo che fissa un istante decisivo. Per noi fotografi ciò che sparisce sparisce per sempre. Da ciò la nostra angoscia, ma anche l'essenziale originalità del nostro mestiere". Quando venne scoperta, la fotografia fu accusata da alcuni artisti di essere uno strumento di rappresentazione preciso, ma esteriore, uno specchio fedele ma meccanico della realtà. Ben presto si riconobbe che anche la fotografia, visione di un occhio tra mille occhi è interpretazione e quindi, come ogni forma di rappresentazione artistica, espressione. Il fotografo cioè trasfigura sempre ciò che vede, anche quando il suo intento è quello di renderne testimonianza. Nei réportage del secolo passato i più grandi fotografi sono stati quelli che hanno fissato in un gesto la realtà della guerra o hanno colto in uno sguardo la povertà o l'amore. Un volto fissato dall'obiettivo in un preciso momento esprime più del volto che percepiamo distrattamente mentre camminiamo. Solo quando la fotografia rende testimonianza attraverso l'espressione essa può diventare una forma d'arte. Ma in che modo la rappresentazione fotografica della realtà può conciliare bellezza e racconto, creazione e verità?

STUDENTESSA: Quali sono gli aspetti più affascinanti di questo mestiere e come mai Lei ha scelto il mestiere di fotoreporter tra i diversi modi di fare fotografia?

BATTAGLIA: Tanto per cominciare ho scelto di fare il mestiere di fotografa per guadagnarmi una libertà economica. Solo per questo. L'innamoramento, la passione, l'interesse per questo lavoro sono arrivati dopo. Ho iniziato a fare la fotografa per necessità.
Io adoro essere una fotografa, adoro i fotografi e adoro la fotografia. La parte più affascinante del mio lavoro è che riesco a prendermi il mondo ovunque io sia, me lo porto lì in quel pezzettino di frammento di pellicola, e lo porto con me, in quel fatto, quella storia, quella persona, quell'avvenimento. Faccio in modo che la vita di quell'immagine possa continuare, anche se essa fu immortalata dieci anni fa o un giorno fa. Io ho questo documento in mano. È una cosa esaltante, una cosa che mi rende ricca, che mi rende meno fragile, in rapporto al mio essere donna, al mio essere persona.

STUDENTE: Come può la fotografia, che è la raffigurazione di un attimo, di un istante decisivo, essere in grado di rappresentare anche intervalli di tempo più lunghi, riuscendo ad oltrepassare la categoria stessa della temporalità?

BATTAGLIA: Per rispondere alla Sua domanda partirei un po' più da lontano. Intanto non tutte le fotografie che un fotografo realizza sono importanti. Per riuscire a realizzare una buona fotografia, forse si può lavorare anche sei mesi, un anno, così come, forse, in un giorno se ne possono fare due molto buone. Quando scatti una foto ti vengono in aiuto tante cose: l'esperienza, la cultura, l'attenzione, l'amore, la passione, la pietà che si prova o l'innamoramento di cui si è già stati preda in quel momento per quella cosa che si sta fotografando. Poi segue un secondo momento, che è il momento della scelta, quando si decide di scegliere tra le varie foto già scattate in un'occasione o in un anno o in un giorno. Il fotografo ne sceglie una. Dice a sé stesso: "Questa è quella giusta. Mi rappresenta, e rappresenta quello che ho visto". Cos'è che mi affascina della fotografia? Che quando un fotografo ha lavorato tanto - e io guardo una sua fotografia - lo riconosco. Riconosco subito se si tratta di Cartier Bresson o di Tina Modotti o altri fotografi, perché si entra in simbiosi con la macchina, con la pellicola, con l'acido, con il tempo, con gli errori degli altri professionisti. Ma ci si entra per intero, per raccontare qualcosa. Dopodiché quella foto può diventare qualcosa in grado di testimoniare, di documentare, ciò che sarà utile per raccontare un tempo quello che fu.

STUDENTESSA: A proposito di questo, volevo chiederLe: noi sappiamo che la fotografia è molto di più di un semplice scatto meccanico. Lei, in particolar modo, che tipo di rapporto emotivo, di coinvolgimento, stabilisce con l'oggetto da fotografare?

BATTAGLIA: Io sono una di quelle fotografe che sbagliano spesso il tipo di esposizione - insomma sono una che con la tecnica ha poco a che spartire - per cui scatto una foto ad una persona se, e solo se, quella persona mi piace. Dopodiché quella foto servirà a raccontare un pezzettino di me stessa. Io per esempio non fotografo quasi mai gli uomini. Chiedo scusa agli uomini presenti. Io non li fotografo, non mi vengono bene. Fotografo di più le donne, perché io nelle donne ritrovo me stessa, in una ragazzina di dieci anni ritrovo chi ero io a dieci anni, con i miei sogni, il mio futuro, un futuro che volevo a tutti i costi meraviglioso, come realizzazione di tutti i miei desideri, con la mia voglia di essere amata, di amare, di avere, di costruirmi una vita. Ecco perché io sono molto coinvolta da quello che faccio quando fotografo. Proprio perché mi lascio coinvolgere molto, da un punto di vista emotivo, nel mio lavoro, spesso sbaglio. Sbaglio esposizione, sbaglio inquadratura. Dopodiché quel che resta è pur sempre la foto che doveva raccontare quel fatto, che doveva raccontare il mio incontro con quella situazione, perché anche se fotografo un albero col paesaggio, io lo scelgo, fotografato in quel modo, perché il suo scopo era raccontare la mia tristezza o il mio desiderio di pace, o di gioia. Avete capito? Per cui c'è sempre un rapporto emotivo. Detesto, scusate, il fotografo o la fotografa che pensano subito a: doppia pagina, questo su l'inserto di Repubblica, o su Life Magazine! Questa foto va in doppia pagina! Questa è la copertina, per cui la faccio verticale! Detesto tutti i carrierismi. Questo non vuol dire che non sia vero che il fotografo debba pur vivere. Ecco perché uno scopo importante della sua professione è poter vendere le proprie fotografie e quindi esserci, ovvero entrare in un museo, realizzare delle mostre personali, anche importanti. Il momento in cui si scatta deve essere nudo. Questo vuol dire che quella persona, quel contesto, quella scena, quell'oggetto, vanno cercati nudi, così come quell'albero, quel fiore, quel bambino.

STUDENTESSA: Le vorrei chiedere: come fa un semplice scatto fotografico a diventare arte? Quando una fotografia diventa una fotografia artistica.

BATTAGLIA: Grande domanda! Spesso si dice, per l'arte in generale, che se una bottiglia di latte entra dentro un museo diventa immediatamente un'opera d'arte. Perché, sapete, l'arte contemporanea fa uso di diversi mezzi per esprimersi e, sovente, non tutti si esprimono attraverso il pennello. Stiamo parlando di un contesto dove si mescolano molte cose. Quando diventa arte la fotografia ? Sicuramente io, quando ho iniziato e ho lavorato per tanti anni come fotografa non pensavo a esprimere una forma di arte. Non pensavo a fare arte perché avevo un'urgenza enorme. Io vivo in Sicilia, una terra dove abbiamo avuto anni terribili, anni insanguinati, di dolore, di rabbia, di protesta, un popolo che è insorto e un popolo che è stato schiacciato. In quegli anni il mio mestiere era quello di documentare. Documentavo. Mentre mi guadagnavo il pane come fotografa documentavo quello che stava avvenendo. In quegli anni l'arte era un lusso che non mi potevo permettere. Poi accadde che alcune fotografie vennero considerate buone anche dagli altri fotografi. Vennero considerate "buone", "artistiche" non lo so... e non lo so veramente! D'altra parte vi sono al mondo dei fotografi dilettanti che scattano fotografie meravigliose. Io non so quando la fotografia diventa arte. Sicuramente dietro la propria attività deve esserci un pensiero. Una bella fotografia che racconta una "bella" cosa non è arte. Non è arte il bel bambino che ti guarda con occhi sognanti o la ragazza meravigliosa con i capelli al vento. Quella non è arte. Molto probabilmente l'arte deve possedere dietro di sé un pensiero, che non deve essere necessariamente politico, un pensiero che deve pur rappresentare un'idea legata al tempo in cui stiamo vivendo, il tempo dell'inquinamento, delle automobili, un tempo in cui ci sono i poveri, troppo poveri, e ci sono i ricchi, troppo ricchi. Avete capito? Una foto deve avere dietro a sé un pensiero, che può essere anche un pensiero effimero, ma deve pur sempre possederlo, per diventare arte. Lei potrebbe far diventare arte anche l'effimero, purché con queste fotografie riesca a dimostrare che era sua precisa intenzione raccontare l'effimero. Tutto questo è molto complicato da spiegare perché io non sono una critica d'arte, però amo molto l'arte contemporanea e amo molto i fotografi e le fotografe. Mi piacciono molto, in particolare, le fotografe e, ancor di più, i lavori di fotografi americani. Negli Stati Uniti c'è una ragazza, per esempio, una fotografa, che si chiama Nan Golding. Aveva la Vostra età quando ha cominciato a scattare foto agli amici. Poiché aveva amici un po' punk, un po' sfasciati, drogati, disperati, per anni ha fatto fotografie che non servivano a nessuno. Lei era poverissima, poi qualcuno ha visto queste fotografie e ha detto: "Ma queste sono foto che nessun'altro avrebbe potuto fare, perché lei, Nan Golding, era dentro il modo che descriveva". Lei c'era mentre due ragazzini si amavano, mentre si bisticciavano, mentre erano nel bagno. Lei scattava ovunque. Oggi il Whitney Museum of American Art, un museo di arte contemporanea americana di New York, un bellissimo museo che espone molte personali di fotografia, ha realizzato una mostra su un book delle sue fotografie. Nan Golding, oggi, vende moltissimo, dopo essere stata poverissima per tutta la vita. Questo perché ella ha raccontato, e lo ha fatto molto bene, dal di dentro, senza sapere niente di storia della fotografia, dell'arte, della composizione tutte quelle situazioni concrete. La Golding non sapeva niente di critica. Lei si chiama Nan Golding, e basta. Se vi capita in una libreria, in una galleria cercatela. Tutta gente un poco sfasciata, dei ragazzi coi capelli un poco pittati di qua, un poco pittati di là, rossi, verdi, pugni negli occhi, ragazze "contro" ... Insomma è una donna che ha documentato bene la ricerca fotografica sul mondo che ha voluto narrare. Oggi una sua fotografia si vende moltissimo, e con "molto" intendo proprio milioni. Pensate: la Golding non voleva fare arte. Però oggi è arte, perché è dentro un museo.

STUDENTESSA: Secondo Lei è più difficile cogliere l'espressione momentanea di una persona in una fotografia oppure rendere espressivo un oggetto inanimato.

BATTAGLIA: Non posso teorizzare. Io in genere fotografo persone, mi piace fotografare le persone e avvicinarmi molto. Per questo motivo uso un grand'angolo, che è un obiettivo che non prende una visuale di cinquanta millimetri, ma è, pur sempre, un obiettivo particolare. Perché la foto venga bene, è necessario avvicinarsi molto. Io sono una fotografa che s'avvicina molto, qualche volta può anche finire che mi prendo un cazzotto. In realtà non me lo sono mai preso un cazzotto vero, però qualcosa del genere, spesso, è avvenuto, perché quando lavoro debbo avvicinarmi molto. Mi piace il fotogramma dove la cosa viene inquadrata da vicino. Però, da un po' di tempo a questa parte, sento il bisogno di fotografare non tanto degli oggetti, quanto dei paesaggi, come se andassi alla ricerca di un paesaggio dell'anima, magari della mia anima, delle cose che ancora non sono riuscita a dire. Io sono conosciuta come una fotografa di reportage. So bene che per fare un reportage - e lo dovevo fare perché ero in Sicilia, lavoravo per un giornale che si chiamava L'Ora, un quotidiano che ha avuto tante disavventure, proprio per la sua militanza contro le più efferate cose di Mafia - ci vuole molta pazienza, e la pazienza implica calma e io, personalmente, non ho ho avuto molto tempo per raccontare con calma. Questo è il mio progetto per il futuro: un paesaggio, ma con qualche piccolo essere umano all'interno. Contemporaneamente io ho bisogno, un enorme bisogno, di spazi aperti, proprio perché sono stata molto vicina alla gente, e la gente, per poter essere catturata in un obiettivo ha bisogno di grossi spazi aperti.

STUDENTE: Lei vorrei porre una domanda, alla quale forse Lei dovrebbe dare più risposte sull'etica del fotografo e su come questa viene a rapportarsi con l'etica del soggetto inquadrato. In rapporto con un soggetto di particolare impatto emotivo, come potrebbe essere un cadavere, come si trasforma il Suo stato d'animo? Non Le pare di fare una violenza verso questo tipo di soggetto solo con l'inquadrarlo? Come pensa che il pubblico possa reagire alla scelta di un soggetto di questo tipo rispetto ad un altro per affrontare la visualizzazione di un certo problema d'attualità?

BATTAGLIA: Allora, esemplifichiamo una casistica tra le più comuni: poniamo il caso che Lei lavori per un quotidiano - sia esso La Repubblica, Il Corriere della Sera, o Il Manifesto, o L'Ora. Il direttore del quotidiano la invia sul luogo di un delitto dandoLe l'ordine preciso: "Vada a fotografare quello che è avvenuto". Lei va, arriva sul luogo, le budella Le si torcono dalla nausea, (ricordo, per quanto mi riguarda, che l'odore del sangue non mi ha abbandonato mai più dalla prima volta che me lo trovai davanti), trova un povero essere straziato, umiliato, perché è stata violentemente stroncata la sua vita e, ciò nondimeno, deve fotografarlo. Perché si deve? Perché questo non riguarda solo il morto in questione! Lei come fotografo dovrebbe fotografare questo ed altro; dovrebbe fotografare la povertà, il dolore, i ricchi e i poveri e raccontare tutto questo al mondo. Il mondo deve sapere che la realtà esiste. Certamente, il soggetto in questione, il morto, non si può difendere dal suo obbiettivo! Questo è vero. Ma è pur vero che quest'immagine, l'immagine di un cadavere straziato, forse servirà a raccontare di un tempo in cui gli uomini furono barbari, una storia tra tante che servirà alla Storia. Ed è giusto, quindi, fotografare un bambino che muore di fame, con la pelle che gli cade dal corpo? È giusto, perché il mondo deve sapere. La cosa tragica è che poi il mondo si abitua a vedere queste immagini, con milioni di persone intenti a mangiare gli spaghetti mentre la televisione manda in onda anche cose peggiori. Questa è l'altra faccia della medaglia. Cosa fare per non permettere alle persone di abituarsi? Non lo so. So solo che il fotografo deve fotografare. Ma le debbo dire anche che l'etica non può essere rapportata soltanto al problema di un cadavere. L'etica è costantemente in rapporto a come ti avvicini, a come racconti le cose. Se in una singola foto non riesci a raccontare il tuo rispetto la tua rabbia per le cose che stai fotografando in quel momento, in una unica foto che uscirà, tu non potrai raccontare chi sei tu e perché fai questo, però poi, in un insieme di fotografie, quando tu ti fermi un attimo, dopo dieci anni di lavoro, e tu mostri, non solo il morto ammazzato, ma mostri anche la faccia di coloro che sono responsabili, allora tu capisci. Puoi usare la macchina fotografica come - la parola non mi piace, perché sono una pacifista -, ma la puoi usare come un'arma, un'arma dalla parte di coloro che ami, di coloro che sono, non voglio essere retorica, però dalla parte di quelli che hanno poco.

STUDENTE: Vorrei parlare con Lei della foto come mezzo di denuncia. Che cos'è?

BATTAGLIA: La foto può essere tante cose. Può essere un semplice ritratto, che fai a una giovane signora, con un filo di perle, elegante, che vuole ricordarsi così di quando avrà ottant'anni - ricorderà di quando ne aveva quaranta. Può essere questo, può essere denuncia, può essere documento, può essere arte, "arte" tra virgolette. Può essere tante cose, può essere anche scandalo. Ci sono molti fotografi, che guadagnano bene, che fanno scoop, aspettando un'attrice famosa per fotografarla assieme all'amante. Questo mi interessa poco. Non voglio stare a perdere la mia vita, ore, ad aspettare. Non so credo che la foto di Jacqueline Kennedy a seno nudo, Jacqueline Kennedy, per cui non so quanti anni fa, credo che sia costata sei mesi di appostamento di un fotografo appollaiato sempre su - no so, dico, ma non è così -, su un albero, mesi, perché poi guadagnano moltissimo, perché ci sono le stupidità di mercato, che una fotografia piccola viene pagata non lo so quanto, se volete Ve lo posso pure dire, mentre uno scoop viene pagato trecento milioni. Per cui ci sono fotografi sempre poveri. Ecco, questa è una cosa. I fotografi in genere sono poveri, perché fotografare costa molto. Le macchine fotografiche si rompono, i rullini costano tanto. Io non so chi di Voi fotografa, però costa tutto moltissimo. I giornali sono molto, molto poco attenti al lavoro vero dei fotografi. Uno di Voi, va in India, fa cinquanta belle fotografie, te le guarda in un attimo: "Grazie poi ti richiameremo". perché hanno interesse per altre cose. Hanno interesse perché in copertina se ci metti la nuda o ci metti l'attrice funziona e vendono di più. Per cui la fotografia può essere usata per sciocchezze. Non sono una moralista, anzi sono molto aperta e tollerante, sono severa per altre cose. La fotografia è qualcosa di stupendo, di eccezionale, che personalmente a me ha restituito la vita, che non mi piaceva più. In un periodo della mia vita io ho cominciato a fotografare e sono diventata una donna più sicura. Per lo meno non ero più disperatamente insicura. E comunque così è la fotografia, ma può essere anche un altro lavoro, per me è stata la fotografia a darmi forza ed energia.

STUDENTE: La fotografia può avere il valore di testimonianza storica? E poi, inoltre, può rappresentare un'intera società?

BATTAGLIA: La storia ci racconta che le fotografie possono avere una testimonianza storica, le foto di Robert Capa sono testimonianza . Non so se siete informati dei grandi fotografi. Tina Modotti ha raccontato delle cose. La fotografia, anche anonima, può avere una grande testimonianza, può raccontare cose importantissime e farcele ricordare nel futuro. Una foto può essere un momento etico molto importante, dopo, perché ti può far ricordare certe cose e le documenta.

STUDENTE: Letizia, secondo Te, è più importante quello che si rappresenta in una foto oppure il modo in cui lo si rappresenta.

BATTAGLIA: Il modo è importante perché, come dicevo prima, la bella ragazza, bella - lei è bella, il vestito è bello, i fiori che ha intorno sono belli, il paesaggio dietro è bello -, non fanno la bella fotografia. È la composizione, è quel qualcosa che tu riesci a cogliere, in ..., in quel momento. Lei è un poco più spostata a destra o a sinistra. Capito? C'è qualcosa che tu metti dentro che rende la fotografia diversa dalla bellezza in sé, anche se tu vuoi fotografare un reportage di moda, vuoi fare un reportage di moda e dentro il reportage di moda puoi fare delle fotografie che dicono altro, che dicono quanto siete stupidi. Capito? Per cui quello che c'è dentro è come lo racconti. Per esempio, Vi racconto: una volta a Palermo ci dissero di un bambino malato di cuore - poi il bambino morì, erano poverissimi. Siamo andati io e Franco Zecchin un altro fotografo. Siamo andati nella stessa casa. C'era una donna, che capimmo subito che era alcolizzata, bella, bella come può essere una bellezza disperata, povera, magra, con dei bambini intorno, di cui uno scimunito. E vicino c'era un uomo, con la faccia minacciosa, che era il marito. Era la situazione che lei aveva paura che lui la picchiasse, il bambino ammalato di cuore, lei alcolizzata. Una situazione terribile. Bene, io ho fatto una foto, semplice, non eccezionale, però lei aveva la lacrima qui. Franco Zecchin, l'altro fotografo, ha fatto una foto di insieme, comica. La situazione che veniva fuori, perché c'era il bambino un po' scimunito, messo in una posa particolare con tutti gli altri. Franco Zecchin, dalla stessa situazione, ha tratto argomento, non proprio di satira, ma che comunque faceva sorridere, era una miseria che faceva sorridere. Io che sono essenziale e forse un po' più banale ho tirato fuori il ritratto di questa donna con la lacrima. Per cui c'è un modo, ci sono vari modi di essere davanti alla vita. Se tutti Voi aveste una macchinetta in mano e andassimo, non so, sul lungomare, Voi fareste una foto diversa, sicuramente, dall'angolazione. Ognuno di Voi vada per un'ora sul lungomare, da solo, da questo metro a questo metro: "Fai quello che vuoi". Sicuramente ognuno farà quello che gli piace di più, quello che lo colpisce di più. È chiaro che si impara anche ad esprimersi. Non riesci a fare subito belle fotografie. Possono essere belle banalmente, però ci vuole un po' di tempo per riuscire a sentirsi contenti. Però in realtà poi non ci si sente mai contenti, non ci si sente mai soddisfatti delle fotografie che si fanno. Al momento, dici: "Potevo fare di più, potevo fare di più". Poi, dopo, dopo dieci anni, dici:" Ma guarda, questa foto non l'avevo stampata". Perché si fanno i provini, sapete, i negativi, poi si fanno i provini, per cui tu hai tante piccole foto che potete guardare senza stamparle tutte, perché se no sarebbe costosissimo. Dopo tanti anni vai a guardare quel provino e dici: "Ma io quella foto non l'ho stampata. Perché?". La ristampi e ritrovi.

STUDENTESSA: Salve Letizia io volevo sapere qual è la differenza tra la fotografia tradizionale, quindi su pellicola, e la fotografia digitale.

BATTAGLIA: Intanto prima di tutto dico che io ho sempre parlato, anche se non l'ho detto, di fotografie in bianco e nero, perché non conosco il linguaggio della fotografia a colori. E mi sembra che la fotografia a colori ancora non abbia un suo vero linguaggio. Ma questo forse sicuramente è legato a me, perché non ho una grande esperienza. Tu mi domandavi della fotografia digitale. Partiamo dal fatto che si possono fare buone fotografie con macchinette da diecimila lire o cinquanta, non so. Che puoi fare buone fotografie con una pellicola orribile, come fece Josef Koudelka, che viene considerato uno dei più grandi fotografi del mondo, che fotografò a Praga, l'arrivo dei Russi a Praga, con una pellicola cinematografica, perché non avevano pellicola di fotografia. E ha fatto delle foto che sono rimaste - dov'è - nella storia, le foto di Koudelka, Koudelca si dice, sì. Allora, si può fotografare senza cercare teleobiettivi, obiettivo corto, obiettivo lungo, lunghissimo. No. Qui puoi fare buone fotografie con la macchina tradizionale. Povera, ricca. L'importante è che ci metti cuore e testa messi insieme e le gambe per camminare. La macchina digitale, come si dice, non so neanche come si dice, la macchina digitale credo che non sia ancora arrivata con un certo tipo di qualità, la grana, l'emozione. Però è sicuro che bisogna sperimentarla, perché andiamo verso l' uso di queste macchine, più facili sicuramente. Però io sono affezionata alla pellicola, alla vecchia macchina, la mia vecchia Leica M2, quarant'anni di vita. La digitale mi fa un po' paura. Però mi fa pure paura la lavatrice, quelle moderne, per cui mi fanno paura le tecniche. Non lo so. Puoi fare cose belle con un filo d'ago - con un ago e un filo. Puoi fare cose belle con tutto. Digitale e non digitale.

STUDENTE: Riprendendo anche quello che hai detto prima; cosa ne pensi dei grandi fotografi che si prestano per azioni commerciali come gli ormai famosissimi calendari.

BATTAGLIA: Mica mi posso scandalizzare per dei fotografi. Potrei scandalizzarmi di tutta la società che c'è intorno, che compra i calendari, chi si presta lì a mettersi come modello. Va bene loro guadagnano soldi? Nella vita puoi essere un commerciante o qualcuno che vuole altro. Fai i calendari. Ma non voglio disprezzare. Ci sono anche foto belle, certe volte sono stupide e tutte sono noiose, e tutte ... Non lo so. Però, che Ti debbo dire? Posso parlare male mai dei miei colleghi fotografi? Certe volte ci sono stupidaggini, avvengono stupidaggini. Ma anche perché c'è un mercato purtroppo. Appena fanno calendari, li vendono subito. Quelli là hanno bisogno di pagare l'affitto, i fotografi, hanno bisogno di comprarsi le macchine. E sicuramente questi fotografi hanno delle belle fotografie da qualche altra parte.
 
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